Fatti avanti amore.

 

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A volte confondiamo l’amore con un miliardo di altre sensazioni simili ma che non sono amore, magari si avvicinino, ci sembrano e ci confondono con il loro odore ma è tutt’altro. E’ difficile capire cosa significhi davvero amare, forse per alcuni sembra così facile…trovarsi bene con qualcuno, avere tutto in comune, essere fantastici insieme.         Io sono sempre stata un carattere piuttosto complicato e quelli che erano troppo simili a me ,onestamente, li ho sempre trovati particolarmente noiosi, credo che il darsi l’uno con l’altro sia anche donarsi qualcosa di totalmente diverso. Mi piace pensare che qualcuno possa farmi vedere qualcosa con occhi nuovi, che possa mostrarmi qualcosa che fino a quel momento potevo solo vedere dal mio orizzonte. Mi piace potermi confrontare con una persona e capire le sue diversità.    Non so se amore possa significare andare allo stesso passo, tenersi per mano, vedere la stessa meta o al contrario, trovarsi in parti opposte pur desiderandosi e cercarsi circondati da   paesaggi e vedute completamente diversi l’uno dall’altro. Non so se amore e amare possa voler dire so tutto di lui, svegliarsi la mattina, darsi il bacio del buongiorno, respirarsi in  ogni istante, vivere in simbiosi, rinunciare alla partita di calcetto per andare al cinema con lei o non andare perché la partita con gli amici è.. la partita con gli amici.

Amare equivale  forse con il tempo ad abitudine? a routine?  A far si che la mia vita sia la tua, che i miei amici siano i nostri, che io e tu siamo ormai la stessa cosa?  Non so se sia questo, ma è quello che alla fine mi ha sempre portato a chiudere ogni rapporto. Se l’AMORE è davvero questo magari non è l’amore fatto per me. Ho capito cosa significasse davvero amare quanto meno ci credevo, quando non hai nessuna intenzione di innamorarti e poi lentamente succede perchè è così che deve essere. Poco a poco , passo dopo passo, quando quella conoscenza ormai inizia a diventare qualcosa di prezioso, quando cominci a conoscere anche le cosa più insignificanti, quando quei difetti in realtà non diventano dei pregi ma diventano il suo modo di fare al quale ti abitui e che poi non riesci a fare a meno. Quando ti innamori da grande è un altro tipo di amore quello che ti invade, non è l’amore adolescenziale e immaturo che ha voglia solo di sentirsi al centro dell’attenzione, è un amore diverso, più consapevole, più filosofico, fatto di progetti, di sfumature, di piccole cose ma in realtà sei tu ad attribuirgli dei significati più profondi, è fatto di conoscenze, di scoperte, di mettersi insieme, di mescolarsi, di far emergere il verde unendo insieme il blu e il giallo , di valorizzare alcuni fattori x e y e provare a calcolare qualcosa legandoli.

Ho iniziato a capire di amare quando quel guardarsi dritti negli occhi avesse mille più significati di tante parole, quando  quell’abbraccio nascondeva un ti amo, quando cucinare insieme diventava un gioco di complicità  e tirarsi la farina fino alle lacrime  sembrava essere una scena di un film romanticissimo, quando addormentarsi sul divano insieme sembrasse la normalità quotidiana di una coppia che si vede già li, ancora dopo anni avvolti in quella coperta e in quel calore, quando insaponarsi  i capelli e le spalle diventa un conoscersi in tutto e per tutto, quando mangiare fuori insieme è sapere già che cosa mangiare e dove, è svegliarsi con l’aroma del caffè e qualche bacio morbido, è continuare a dirsi sei bellissima/o pur conoscendosi a memoria ma rimanere affascinato ogni volta come la prima, è litigare per la spesa, è quel “vorrei che facessi mille cose in più ma non le fai”, è quando avresti dovuto fermarmi e non l’hai fatto,  è il quando  si  arriva alle mani per  gelosia,  è quel vaffanculo urlato al telefono, è quando  si fanno promesse e quella tremenda paura che non si realizzino.

L’amore per me è stato come se le vita mi avesse dato delle buone carte da giocare ma, alla fine, come nelle migliori partite, non sai giocarle bene, un pò perchè non sei un esperto, un pò perché hai la sfiga addosso, un pò perchè non sai barare…tenti e sbagli e poi conseguentemente è più dura poter  vincere.

 

 

oNe way …Si sogna la Spagna sopratutto oggi.

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Non avrei potuto non scrivere questa notte, in questa notte con  gli occhi lucidi , con le lacrime che escono per quei sogni infranti, per quell’età così giovane strappata da una tragica fatalità. Proprio nel mio ultimo post mi trovavo a parlare di quanto non fosse concepibile essere strappati dalla vita così,  ancora sognanti di progetti da realizzare. Quelle ragazze, avevano i loro sogni, probabilmente come me hanno anche lottato per voler raggiungere il loro desiderio. Ognuna di loro avrò avuto le sue motivazioni per inseguire la sua meta. Mi piace sapere come dietro a quelle foto, a quegli occhi, c’era una vita, la loro vita  ricca di speranze, di un  futuro, di quella  voglia,uguale alla mia , nel voler vivere a mille, di voler raccontare, di voler viaggiare, di voler scoprire, di tornare diverse, cambiate.  Nove volte su dieci  dietro ad ogni adulto che vive all’estero c’è  un ragazzo totalmente cambiato da un erasmus perchè quel viaggio cambia davvero la vita.

E’ veramente agghiacciante pensare di potersene andare via così banalmente, scioccamente  colpevoli solo di voler conoscere qualcosa di nuovo, colpevoli di essere assetati da  curiosità,  da intraprendenza, da coraggio,  da tutto ciò che a 20 anni ti spinge a tentare verso  quel qualcosa di sconosciuto.  

Non posso non rivolgere un pensiero e non essere vicina a quel dolore straziante delle loro famiglie dove quell’ultimo saluto magari risalente a svariati mesi fa, sarebbe dovuto essere un saluto  per partire per una bella esperienza di vita erasmus,non un saluto d’addio. Queste ragazze stavano costruendo un mattone per il loro futuro, stavano investendo il loro studio, le loro energie, le loro risorse, per il loro domani…per poter scrivere il quel benedetto curriculum questo step di vita sperando che fosse valso a qualcosa, ma male che vada se non fosse servito lavorativamente parlando, sarebbe servito a loro stesse , alla loro crescita.

E’ da li, da quel viaggio ,che mi sono chiesta cosa davvero volessi fare, è da li che la testardaggine è venuta fuori, i progetti hanno presa forma, è da li che ho iniziato a capire cosa significasse Sacrificio, cosa significasse non avere mamma o papà accanto, ho capito cosa volesse dire rimboccarsi le maniche perchè non conosci nessuno, che cosa significasse andare in un ospedale e non essere spagnolo. Capì che cosa volesse significare la vita da sola….senza qualcuno che fosse li a dirmi cosa fare e cosa no. 

Non rigrazierò mai abbastanza per aver avuto questa oppurtunità perchè se oggi sono così e se oggi ho deciso di puntare su di me e su quello che voglio e sui miei sogni è perchè ho avuto la possibilità di capirlo grazie a  quel trampolino di lancio.

Ho sognato così tanto la Spagna che la sento ormai mia, la sento la mia seconda casa, che parlare spagnolo mi fa ancora strano perchè se non mi fosse successo non ci avrei mai creduto, che andare in giro e capire ormai la gente mi fa sentire parte di qualcosa di più grande  di me, ma sopratutto che lavorare qua è davvero quello che mai avrei potuto credere o immaginare in vita mia.

 La Spagna  care ragazze, sarebbe dovuta essere la  vostra meta dei sogni, la meta che avreste avuto impresso come un marchio , dove sareste tornate ancora e ancora e ancora perchè anche per voi sarebbe diventata quella mamma che culla un figlio tra le braccia. Questa notte questa amata mamma vi abbraccia strette più che mai, perchè proprio qui, dove tanto volevate vivere, proprio qui avete perso la vostra meravigliosa e preziosa vita. Quella mamma oltre che piangere continuerà a stringervi per sempre, perchè ha perso delle stelle preziose, delle stelle che amavano una terra non loro, ma proprio in questa terra stavano investendo qualcosa sula scia della lora vita.

 

 

A te…

nuvole

 

Nella vita rischiamo di sentirci onnipotenti, sopratutto a 26 anni. Divoriamo la vita in tutti i modi possibili.  Se dovessi pensare alla mia vita, la vedo ancora infinita, è un pò come mirare l’orizzonte, non  riesci a vedere la fine.   La morte è qualcosa che non penso , non perchè mi faccia paura affrontarla ma perchè  semplicemente credo che non mi tocchi.   Non so se sia egoismo o più spontaneamente sia il corso  naturale della vita a farci sentire così, così ingenui, probabilmente.   Ho pensato che nessuno possa morire così giovane, fin quando non scopri che, proprio tutto ciò che pensi non possa accadere, possa arrivarti come un frisbee inaspettato in piena faccia.    Mi sono spesso e volentieri sentita forte di fronte alle avversità, credevo di saper essere sempre una buona spalla semmai ce ne fosse bisogno, fino a quel dannato momento, quando ho capito che di fronte ad una malattia la mia spalla non potesse essere abbastanza.           Mi sono sentita inadeguata, perchè in alcune circostanze è così che ci si sente quasi fuori luogo e inappropriati. Come se si rimanesse bloccati, senza saliva, senza fiato, senza forza, inermi e piccoli.   Mi sentì così quando venni a sapere. Che cosa dire,  io e te così diversi ,seppur simili per la stessa età e la stessa voglia di vivere?!    Quel pomeriggio camminando insieme continuavo a vedere il tuo sorriso baciato dal sole e davanti a noi i nostri prati, la nostra terra, la tua infanzia. Mi stringevi come se io avessi bisogno di un abbraccio, quando invece eri tu ad aver bisogno di me. Ero impietrita e pensavo a cosa poter dire, a cosa poter chiedere, a fare attenzione a come parlare, se usare le parola tumore o chemio potessero ferirti.   In realtà leggevo il tuo essere quello di sempre, quella faccia  e quell’espressione non erano mutati seppur ti vedevo li di fronte a me senza capelli, la tua voglia di scherzare intervallata da quel racconto così vero, così intenso e per te così tanto normale, come se mi stessi raccontando qualcosa della tua routine ormai, che era parte di te.   Parlasti solo tu perchè io non  riuscì ad avere nessuna forza di essere li con te, emotivamente.                Io che pensavo potessi stringerti e dirti che da li a poco sarebbe tutto finito, non ebbi la forza di dire nulla, solo rimanere in silenzio. Non fui capace tesoro, neanche un attimo di avere più forza di quella che mi stavi dimostrando tu.   Tu eri il guerriero che stava lottando.

 Non mi perdonerò mai quel momento, quelle parole non dette, quel silenzio così pesante, quel ti voglio bene rimasto strozzato in gola… Mi chiedo ancora adesso che cosa avrei voluto dirti e tutto quello che non ho detto ho cercato di urlartelo  in quel maledetto giorno in cui abbiamo dovuto salutarti per sempre. Fu quando tutto sembrava andare meglio, che ci fu il declino, il tumore  non ti ha dato scampo, togliendoti tutti i sogni che un giovane avesse nel suo cuore.  Mi avevi promesso che saresti venuto a trovarmi in Spagna ed è li, che in qualche modo ti ho voluto portare, con il tuo portachiavi  sempre con me, così che potessi in qualche modo essere li.     Quel giorno, dove una folla di persona e ragazzi si stringevano a te per dari il loro addio ..è sembrata davvero una festa con tutti quei palloncini che volavano liberi nel cielo.   So solo che la rabbia, quella rabbia di non averti potuto dire troppo cose, quella rimarrà sempre.   Spero solo che tu ti sia portato con te la nostra ultima serata, belli come sempre…giovani, con la voglia di vivere a mille come dovrebbe essere. In tutto quello che faccio ricordati, che sei affianco a me, per la vita crudele che non ti ha permesso di farlo e continuo a vederti  in mezzo a tutte quelle nuvole. Perchè nessuno se ne va  mai veramente, continui a vivere in noi, sempre tra le nostre parole, tra i nostri ricordi…tra quei posti dove ci sei anche tu.

A te F.

your cousin

Uomo e donna…

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9 marzo. Giorno seguente alla festa della donna. Sarebbe bello sapere come ogni donna lo abbia celebrato, sempre che lo abbia celebrato o se molto semplicemente sia stato uno dei tanti giorni normali della settimana      Dopo il classico minestrone di facebook ,dove si leggono le solite cose scontate e smielate, oggi si ritorna alla normalità.                                 Ieri qualsiasi uomo ha pubblicato di tutto e di più: dai fiori, alle mimose, a frasi struggenti, a dichiarazioni verso la sua donna fatte neanche il giorno che si sono fidanzati, parole come rispetto e l’immancabile frase ” La donna si rispetta tutti giorni con….bla bla bla”    A me sarà che, tolta la vera motivazione di questa festa, tutte queste riverenze principesce degli uomini, boh, mi fanno venire un leggero prurito, sarà forse che sono io che non sono un amante dei complimenti però, insomma, non facciamo i finti perbenisti su tutto solo perchè è la giornta di…o solo per riempire una bacheca online.    La verità è che, uomo e donna, non si sa come, a volte vanno d’accordo, ma il più delle volte si maledicono l’uno con l’atro per quel famoso giorno nel quale tutto iniziò…della serie ma quel giorno non avevo niente di meglio da fare? O ma chi cazzo me l’ha fatto fa….???    Si si..frasi dette al momento, a volte per rabbia.. ma pur sempre dette. Suvvia non serve un’ enciclopedia per avere la certezza matematica che uomo e donna siano il sole e la luna, il giorno e la notte, il mare e la montagna, il caldo tropicale e il freddo antartico.

Si comincia da bambini dove lei, già astuta e furba, inizia a sottometterlo con i classici giochi terribili : “Tu fai il padre  e io farò la madre”     Il povero, che deve recitare la parte del padre e del marito, non ha diritto a nulla, non sarà mai il protagonista del gioco, dovrà in maniera disinvolta, sottomettersi a recitare quelle 3 frasi da lei imposte. ” Non devi fare questo, devi fare quello, devi prendere il bambolotto così. E poi in questo punto mi devi dire questo….”     Come non dire che noi donne nasciamo un pò rompicoglioni fin da piccole???   Arriva quella classica  età dove noi femmine siamo davvero insopportabili, delle piccole donnine che sanno tutto e che amano già il comando.

Con l’arrivo dell’adolescenza le cose non cambiano poi tanto:  i maschi, che sono interessati ancora ai videogiochi, ai motori, alla collezione di chissà quale carte…e noi già a farci belle davanti lo specchio, il primo mascara,  il primo rossetto, lo smalto.                   Loro, che ancora non sanno cosa sia una doccia ,se non il “giorno della doccia” imposto da mamma e noi che se sappiamo che c’è lui…doccia di 12 ore consecutive.   Le prime volte che ti metti quella minigonna  sperando possa guardarti, bella come non mai . e loro …con quei brufoloni  su tutta la  faccia che si organizzano per la partita di calcetto con gli amici.

La semplicità dell’uomo è un effettivo dato di fatto, l’uomo possiede pochi e semplici neuroni e tra di loro passano una vita a cercarsi, la donna ne possiede 7.000 e per questo le idee sono tante, confuse, contraddittorie,pazze, ragionevoli, assurde, contemplate… Per l’uomo un SI è un si, cazzo …Per la donna ogni risposta lascia spazio ad ogni  interpretazione. Per questo comunicare rimane ancora oggi la cosa più difficile del mondo. Noi con le nostre frasi a metà che continuiamo a credere  che loro possano intuire l’altra metà, ebbene no. Dicono si, semplicemente per non ascoltarci più perchè già una metà è davvero troppo per loro.

Noi che fin da piccole siamo ossessionate con i matrimoni. La mia Barbie si è sposata circa quella settantina di volte e  io che a mio volta mi sposavo continuamente e sfornavo bambolotti come se non ci fosse un domani, ammettiamolo DONNE  questa ossessione non passa. La donna sogna il matrimonio, come quando da piccola giocava.  E lui? Lui fin da bambino vuole sempre evitare la parte dello sposo, lo obblighiamo a mettersi li a fare finta di sposarsi con noi, di recitare quelle frasi d’amore e lui disgustato con  quel bambolotto già tra le braccia, non vede l’ora che la sua condanna arrivi a termine.  Le donne dopo già alcuni anni di relazione già sentono il richiamo. ” Amore ma hai visto Claudia e Marco dopo 3 anni sono sposati  e lei ora è incinta” e lui ” Ah, non lo sapevo, bè sono contento per loro.” Noi in quella frase avremmo voluto dire il mondo e lui che finisce così, tagliando corto ,evitando qualsiasi discorso possa prendere il volo. Per concludere : sarà pure passata la festa della donna e tutte le varie lusinghe; la donna come l’altra metà del cielo, la donna e la sua forza, la donna la donna….eppure quanto siamo lontani a volte?, quante discussioni?, quanti mal di stomaco? Quanti vaffanculo? MA… forse è proprio per questo che l’amore rimane un mistero…”Perchè lo ami così tanto? ” Perchè è lui, perchè è  fatto così”   Ci amiamo sopratutto per  i nostri incorregibili difetti, le nostre imperfezioni…è tutto questo che ci rende così unici.

 

L’amore è un’altra cosa…

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Oggi giornata no. 6 marzo non ho nessuna voglia di continuare il racconto sulla mia avventura, oggi è una di quelle giornate, dove maledico l’amore, me stessa, il giorno in cui tutto è iniziato. il giorno in cui tutto sembra finire e poi no, ricomincia di nuovo.         Il mio amore si chiama altalena. E sapete cosa c’è di più brutto di un’altalena? Quando sei in alto pensi di volare, di toccare il cielo,  tutto sembra così meraviglioso, così sorprendentemente perfetto e poi scendi giù…quasi fino a terra, quasi che i tuoi piedi arrivano a toccare il pavimento. Ti sembra in un attimo di precipitare e, se il secondo prima avevi visto il paradiso, l’attimo dopo vedi solo il grigiore del suolo e la paura di sfragellarti per terra.

Quando un amore non è amore, quando non ha regole, quando non ha stabilità è questo quello che succede : vivere di momenti, bellissimi e catastrofici allo stesso tempo. E’ il solito gioco perverso del cane che si morde la coda, quando uno dei due si allontana l’altro è pronto a recuperarlo per non farlo scappare, e l’altro (come un coglione) si lascia farsi riprendere ogni santissima volta e tutto ricomincia da capo, un circolo vizioso. Ogni volta arrivati al capolinea sembra che tutto possa cambiare,  infinite promesse,  lui cambierà, tutto sarà diverso. Queste sono le stupide parole che ci sentiamo dire ogni cazzo di volta, ma è come un cartone animato il finale già lo  sappiamo com’è..è quasi scontato, non ci può essere altra conclusione se non quella. Noi donne siamo li, a sperarci ogni volta, a sperare che quelle fottute promesse siano vere, a sperare che quel finale sia davvero diverso. Ci speriamo ogni volta. Ma la verità è che nulla cambia. Se uno nasce quadrato non può morire rotondo.  Se una storia nasce già viziata, cosa ci si può aspettare? Nulla.  Ma continuiamo ad essere li come penolepe speranzose ad aspettare il suo Ulisse …per colpa dell’ l’AMORE che ci fa attendere, ci fa credere che il lieto fine  può esistere ,è l’amore che non ci rende così lucide da poter chiudere quella dannata porta così pesante, siamo innamorate e continuiamo ad essere disposte ad accettare pur di non perderlo. E’ la paura della fine che ci toglie il respiro. Quanto si può sperare, quanto ancora si può aspettare, fino a quale punto? Io non lo so più. Sono quei momenti in paradiso che mi fanno continuare a lottare. Ma a volte sembra di lottare sola. Ho sempre voluto e desiderato un amore di quelli forti, intensi, forse anche complicati…ma questo significa dover essere in grado di affrontare di tutto. E pensavo che quel di tutto avesse anche una fine e invece sembra di no. 

One way parte dos

 

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La mia seconda avventura iniziò a settembre del 2015, un’avventura voluta, cercata con tutte le mie forze. Un passo indietro: per tornare in Spagna  c’era sola una cosa da augurarsi quella di   trovare un lavoro. Giusto unn piccolo e insignificante problema no???            Sembrava impossibile, giorni interi provando a cercare di tutto e dappertutto, giorni interi inviando curriculum, ma nulla, nessuna risposta. Potete benissimo immaginare quanto potesse essere un miraggio, un miracolo,quella risposta che non arrivava mai, quel qualcuno che potesse dirti “Salve siamo interessati” sembrava non esistere …ma sopratutto doevo pensare  di mantenermi, di  sopravvivre sola  senza chiedere soldi ai miei, era fuori discussione per me, perchè volevo riuscire a realizzare il mio sogno facendo soltanto conto sulle mie forze  e poi come potete benissimo imaginare, quali genitori lascerebbero un figlio a lavorare non si sa  dove,  dandogli  i loro soldi per mantenersi??? Oddio….oggi come oggi tutto questo è possibile , genitori che mandano figli ovunque con i loro soldi ce ne sono centinaia e centinaia…ma i miei sono i classici, quelli all’antica , quelli che mi direbbero vai fuoi ma con i tuoi soldi, noi non possiamo permettereti di mantenere magari facendo anche un lavoro che non c’entra una beata minchia con quello per cui hai studiato. Bè, questo concetto che uno debba per forza trovare il lavoro per il quale ha studiato, oggi nel 2016 inizia a diventare quasi impossibile. Ognuno pur di lavorare, guadagnare e mantenersi  si dedica a tutt’altro, forse buttando anche nel cesso anni di studio in quella benedetta universita¡  A mio parere risulta essere anche una bella sfida con se stessi metetrsi in gioco a fare qualcosa che magari nella vita non avresti mai detto di fare, o perchè no? Magari scoprire qualche talento nascosto di se stessi, anche se è pur vero che aver passato  5 o piu`anni a studiare per quello che pensavi sarebbe stato il tuo futuro e   poi veder tramontare tutto, a me onestamente farebbe rosicare. Pensavo a tutti questi ragionamenti, pensavo quale potesse essere la strada migliore se azzedare a fare la barista o cercare obbligatoriamente qualcosa nel mio settore. Ero davvero confusa…Non mi sarei vista lavorare come barista, significava un pò come accontonare il mio vero lavoro, il lavoro che sono stra-sicura di violer fare. E se poi lavorare in un bar non mi avvrebbe neanche permesso di mantenermi? E poi lavorare in un bar cosa avrebbe apportato al mio corriculum? Quale esperienza nel mio settore? Nessuna. Quando si tratta di lavoro non e’ così facile…molti più dubbi assalgano.

Arrivò il momento del famosissimo bando del Servizio civile e gia’ i miei stavano premenedo per vedere quali oppurtunità desse nella mia`città e fu in quel momento che vidi spegnere la luce , il desiderio, tutta la mia grinta…gia`mi immaginavo a dover cedere e a dover semplicemente capire che non poteva essere che era un sogno troppo grande, irragiungibile, che avevo volato troppo alto e che dovevo fare retro-front e accettare semplimente accettare che la mia vita dovesse per ora essere li. Fino a quando entrata nel sito per dare la mia prima occhiata al bando vidi “Servizio Civile all’estero”. Feci un suspiro lungo, cliccai sperando di trovare la `possibilità per la Spagna e…… c’era….

Non so se credere nel destino, non so se davvero nella vita ci sia davvero un percosrso al quale inconsapevolmente siamo indirizzati, non so se ci sia giá un racconto scritto per ognuno di noi o se semplicemente si tratti di fortuna so solo che la mia vita cambiò da quando  vidi che non solo c’era la posibilità di andare in Spagna, ma per di più lavorare con i bambini. Non avevo molto su cui riflettere la scelta era già chiara ed evidente..Mancava solo dirlo ai miei, fargli capire che la mi scelta era quella di ripartire, di riprovare, di rischiare tentando un’esperienza come questa all’estero. un’occasione unica e valeva la pensaprovare,cocciuta come sempre.  Tentare seppur ci sarebbero stati colloqui e test…e ovviamente competere con altra gente. Pregare, incrociare le dita….ma sperare. Ero ad un passo. E continuavo a crederci come una bambina, sapendo che era si, era un si.

Non avevo preso nenanche un secondo l’idea che non ce l’avrei fatta.

Neanche un secondo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

One way

 

Sono esattamente le 22.47 e qua in Spagna abbiamo appena finito di mangiare. Ricordo ancora quella strana idea di partire per l’erasmus: “Da sola mai “dissi.   Partì io e mio cugino, due anni fa e non sapevo minimamente cosa mi avrebbe aspettato, ma sapevo di non essere sola, sapevo di avere lui  con me, nonchè mio fratello.  Ci saremmo comunque divertiti, nonostante tutto.

In quel settembre 2013  pensai che lo spagnolo lo avrei odiato per tutta la mia vita, io così poco elastica mentalmente e non portata per apprendere nessuna lingua, io che all’università l’unico esame ripetuto 3 volte fu quel dannato spagnolo. Ricordo ancora l’ansia di mia madre,che come un gufo, mi avvertiva che come non ero stata capace di dare un esame in lingua spagnola….immaginava  già come sarebbero potuti andare altri esami, di altre materie,  in spagnolo.  Insomma, con tutti i buoni propositi dentro la mia valigia e nella mia testa arrivò finalmente  la certezza della partenza. Destinazione Huelva. Spagna del sud. Andalusia.     Calor y playa. VAMONOOOOO.

Specifichiamo che, per studiare lo spagnolo e impararlo, l’andaluso non è proprio il massimo,  lo spagnolo quello scolastico non esiste da quelle parti.  Il loro orgoglio per il loro andaluso arrivava fino all’università dove le regole erano ben chiare anche per noi erasmus: I professori spiegavano in dialetto e quindi o capivamo o stì cazzi.

Giusto per essere chiari e per rendere bene l’idea è come se, un povero cristo, che non sa nulla di italiano, dovesse iniziare a impararlo e masticarlo vivendo a Napoli. Avete ben presente l’idea e l’incomprensione tra lui che tenta di parlare italiano e quello che parla napoletano? Bene io mi sentivo esattamente così, che di spagnolo sapevo solo quelle 6 o 7 cose in croce del libro e questi che mi  continuavano imperterriti a  gesticolare e mangiarsi qualsiasi tipo di parola e io li a  guardali quasi spaventata non capendo una minchia.

Detto ciò la gente del sud potete benissimo immaginare quanto calore, accoglienza.. e quanto siano capaci di farti sentire a casa. Bellissimo davvero!!!!

Potrei iniziare a scrivere senza più fermarmi, raccontare ogni minimo dettaglio, ogni minima avventura. ogni minima persona, ogni  minimo colore, strada, cibo di quel posto….ma non basterebbero ore intere per descrivere tutto. L’erasmus è qualcosa di eccezionale e sono contenta che al giorno d’oggi si stia conoscendo e sperimentando sempre di più. ..Non voglio cadere nel banale e dire le solite cose: apre la mente, ti responsabilizza, ti fa conoscere gente di tutti paesi, cambi punti di vista, prospettive…Queste son cose e concetti chiarissimi ormai a tutti. Il fatto che uno se ne vado fuori casa, sicuramente ti rende più maturo, più consapevole ma ancor di più se te ne stai a migliaia di km lontano e vivi in una cultura differente.

Ricordando che io sono una gran sognatrice, a parte il diventare  più grandi ,che questa scelta ti porta ad essere inevitabilmente, io direi che è una di quelle avventure irripetibili.  Di Erasmus nella vita ne esiste uno solo. Quella vita li, si vive una volta…e sapete perchè?

Perchè  a rendere magico tutto non è alla fine la città, si, può incidere…ma a dare spettacolarità a quella avventura sono tutte le  meravigliose persone che arricchiscono la tua vita giorno dopo giorno, persone che prima erano perfetti sconosciuti e che, improvvisamente, per un qualsiasi motivo, diventano la tua piccola famiglia, sono quei legami a rendere grandioso il tutto,  legami così forti seppur  consapevolmente  consci che finiranno per quanto la promessa di riversi sia più forte di qualsiasi altra cosa.

L’ERASMUS è una parte di vita che non si cancellerà mai, è un ONE WAY, solo andata , con un ritorno di ricordi e di quel pezzo di te che non è più uguale a prima, con quel tassello in più che racconterai per anni e probabilmente anche ai tuoi figli.

 

Sono passati due anni dal mio erasmus e dopo, essere tornata in Italia ho vissuto quel che tutti chiamano Post-Eramus. Ridete?

No, ragazzi cretemi, esiste. Dunque, è chiaro, se parliamo di un erasmus fatto a cazzo di cane, come da alcuni individui, dove il loro massimo era mangiare alle 9 di sera e tornare a mezzanotte sforzandosi moltissimo…bè sicuramente avrei anche io nostalgia di tornare nella mia amata terra a rimangiare minestrine calde alle 6 di pomeriggio e nanna alle 9. Ma se erasmus significa approfittare ogni momento per fare qualsiasi cosa che non potrai fare più…e sfrecciare con una macchina a tutta velocità, bè poi dover tornare sulla una cinquecento sgangherata a 60 km all’ora….la differenza si nota. Un anno di stanby dove mi mancava la mia indipendenza, la mia fiesta, uscire e vedere la mia gente, la mia famiglia, l’abitudine dei soliti bar, di quelle facce che ormai erano diventata la mia normalità, la mia casa piena di gente a tutte le ore, la pasta delle 6 di mattina, mettersi la sveglia per andare all’università ma non andare, sapere tutti i cazzi di tutti, chi andava con chi…

Fu in quel momento, in quel mio post erasmus fatto di depressione, nostalgia, ricordi,  che pensai che a 25 anni….tutto ancora può succedere. Perchè fermarsi?

Per chi? Per cosa?   La stessa identica follia che mi fece fare la richiesta per partire per l’erasmus, seppur con mille dubbi, era la stessa follia che mi diceva, che io non avevo ancora finito di essere super carica per mettermi in viaggio, che vedermi per tutta la vita nella mia città, cazzo ancora era presto, che avevo voglia di poter raccontare qualcosa di nuovo e che insomma quella voglia di Spagna a me ancora non era passata come quando hai ancora quel buchino nello stomaco, quel piccolo spazio….per il dolce. Fu così….che a volte se ci credi davvero e si lotta qualcosa arriva sempre, la tenacia in certi casi vince su tutto.

ONE WAY è anche il mio tatuaggio fatto esattamente qualche mese fa…quando decisi di riprendere l’aereo per la spagna una seconda volta. Solo andata.

Un’altra avventura.

 

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La nostra vita come un treno di parole..

2/03/2016…E’ esattamente da questa data che si inizia.  Adoro gli inizi,chi non ama quel piccolo tremore, quell’agitazione della prima volta, del “oddio…ma poi come va?”, il non sapere…l’inizio è sempre qualcosa di indelebile. Qualsiasi inizio , qualsiasi partenza pensateci….il primo giorno di…Credo che sia uno di quei giorni incorniciati per casa o nell’album delle foto. L’Inaspettato “qualcosa” verso l’ignoto. Il primo giorno di scuola, di università, di lavoro, il primo giorno che vedi la casa che potrebbe essere la “tua” casa, la prima volta che ti  stampi degli occhi addosso e che forse sono proprio quegli occhi che cercavi… Tutto comincia così, con quel tanto di entusiasmo, a volte inspiegabile e  a a volte illogico per cui attivi quella spinta che ti mette in moto: così eccomi qua 26 anni, laureata in scienze pedagogiche, passione innata per i bambini, piccoli lavoretti alle spalle, simpatia e stronzaggine quanto basta e voglia di raccontare tanto da iniziare un blog.. cosa significhi blog?…Ormai al giorno d’oggi siamo così bombardati di tanto che io onestamente in questi campi così moderni non sono così pratica, anzi…Oggi giorno si può fare di tutto, dall’oggi al domani puoi diventare famoso semplicemente creando dei canali , avendo milione di visualizzazioni su youtube o che so io…, facendo tutorial….di come cucinare, pettinarsi, truccarsi, vestirsi, farsi unghie improponibili, aggiustare cose rotte, fare qualsiasi cosa per la tua casa, per la macchina, per il cane, per tuo marito, per il tuo amante o per entrambi senza farti scoprire. Insomma diciamolo, manca come pulirsi il culo  in modo facile e veloce dopo aver cagato e credo ci sia qualsiasi tipo di tutorial.  Io onestamente non ho grandi doti nella vita, anche se sono un’eterna sognatrice e credo che ognuno di noi, seppur nascoste, abbia le proprie…specialità.  So cantare si,  sotto la doccia e mentre sono in bagno aspettando di avere “l’ispirazione”, ma non ho mai avuto il coraggio di azzardare(oltre la porta del bagno) e porca puttana, devo dire che oggi, secondo me, chi osa  vince. Amo scrivere ma sono molto incostante, sono  una donna insomma…con le mie lune storte e i miei umori da ciclo-pre-ciclo e post-ciclo….quindi  trovare il momento in cui sentirsi calma , ispirata, serena e senza i coglioni girati è  quasi un miracolo.

 

Bene….questo sarà il mio BLOG, chissà se qualcuno lo leggerà o se rimarrà semplicemente uno dei tanti diari segreti iniziati e mai finiti…Il mio blog non credo avrà un tema specifico, questo perchè la mia totale lunaticità, per l’appunto, non mi permette di avere un tema fisso… I miei pensieri vanno di pari in frasca, in base a come scendo dal letto, mi piace essere un pò di tutto, un pò quello che davvero sono nella vita un mix di tante cose che spesso fanno a cazzotti ma devo dire che, dentro la mia strana complessità, si vive abbastanza bene.. E mi piace pensare di poter scrivere tutto quello che può passarmi nella testa, tutti  i miei pensieri ammassati li…accalcati come gente in un treno, avete presente no? Quei vagoni con gente incastrata, che a malapena respira, con il sudore alla fronte, sbuffando, mani sudate….Ecco quei pensieri li…caldi, attorcigliati, intrappolati  ma con quella tremenda voglia di uscire. Non è un caso che il mio blog abbia come titolo qualcosa che si rifaccia ad  un treno…che mi ricorda la vita stessa , la nostra  meta. Un treno va diretto,  si ci sono fermate, necessarie, credo, a volte, per riprendere quella boccata d’aria, fondamentale. Ma si prosegue sempre, dritto, per direzione X.   Ognuna in questo viaggio ha la sua.    Chi punta di arrivare chissà dove, magari più lontano possibile, forse per fuggire un pò,  chi semplicemente si fermerà alla prima fermata. Chi ha deciso nel treno di cambiare meta perchè probabilmente ha voglia di rischiare e di mettersi in gioco. Poi ci sono molti che devono avere pazienza perchè la loro destinazione sembra non arriverà mai, quanti dubbi, paure, ripensamenti, incertezze. Ci sono quelli che in quel vagone così pieno, tra sedersi, parlare,spostarsi, chiacchierare, raccontarsi,  hanno incontrato qualcuno di importante e  hanno deciso insieme di scendere a quella fermata mano nella mano. Il treno rappresenta  la nostra vita, il nostro iter…fatto di molte “smottamenti”….ma sono sicura che la cosa più importante  è che, in quel vagone, così sommerso di parole nonché pensieri ed idee, alla fine, seppur così pieno e così affollato,…quella gente fa si che che in  questo unico viaggio non fossimo soli. MAI.