One way

 

Sono esattamente le 22.47 e qua in Spagna abbiamo appena finito di mangiare. Ricordo ancora quella strana idea di partire per l’erasmus: “Da sola mai “dissi.   Partì io e mio cugino, due anni fa e non sapevo minimamente cosa mi avrebbe aspettato, ma sapevo di non essere sola, sapevo di avere lui  con me, nonchè mio fratello.  Ci saremmo comunque divertiti, nonostante tutto.

In quel settembre 2013  pensai che lo spagnolo lo avrei odiato per tutta la mia vita, io così poco elastica mentalmente e non portata per apprendere nessuna lingua, io che all’università l’unico esame ripetuto 3 volte fu quel dannato spagnolo. Ricordo ancora l’ansia di mia madre,che come un gufo, mi avvertiva che come non ero stata capace di dare un esame in lingua spagnola….immaginava  già come sarebbero potuti andare altri esami, di altre materie,  in spagnolo.  Insomma, con tutti i buoni propositi dentro la mia valigia e nella mia testa arrivò finalmente  la certezza della partenza. Destinazione Huelva. Spagna del sud. Andalusia.     Calor y playa. VAMONOOOOO.

Specifichiamo che, per studiare lo spagnolo e impararlo, l’andaluso non è proprio il massimo,  lo spagnolo quello scolastico non esiste da quelle parti.  Il loro orgoglio per il loro andaluso arrivava fino all’università dove le regole erano ben chiare anche per noi erasmus: I professori spiegavano in dialetto e quindi o capivamo o stì cazzi.

Giusto per essere chiari e per rendere bene l’idea è come se, un povero cristo, che non sa nulla di italiano, dovesse iniziare a impararlo e masticarlo vivendo a Napoli. Avete ben presente l’idea e l’incomprensione tra lui che tenta di parlare italiano e quello che parla napoletano? Bene io mi sentivo esattamente così, che di spagnolo sapevo solo quelle 6 o 7 cose in croce del libro e questi che mi  continuavano imperterriti a  gesticolare e mangiarsi qualsiasi tipo di parola e io li a  guardali quasi spaventata non capendo una minchia.

Detto ciò la gente del sud potete benissimo immaginare quanto calore, accoglienza.. e quanto siano capaci di farti sentire a casa. Bellissimo davvero!!!!

Potrei iniziare a scrivere senza più fermarmi, raccontare ogni minimo dettaglio, ogni minima avventura. ogni minima persona, ogni  minimo colore, strada, cibo di quel posto….ma non basterebbero ore intere per descrivere tutto. L’erasmus è qualcosa di eccezionale e sono contenta che al giorno d’oggi si stia conoscendo e sperimentando sempre di più. ..Non voglio cadere nel banale e dire le solite cose: apre la mente, ti responsabilizza, ti fa conoscere gente di tutti paesi, cambi punti di vista, prospettive…Queste son cose e concetti chiarissimi ormai a tutti. Il fatto che uno se ne vado fuori casa, sicuramente ti rende più maturo, più consapevole ma ancor di più se te ne stai a migliaia di km lontano e vivi in una cultura differente.

Ricordando che io sono una gran sognatrice, a parte il diventare  più grandi ,che questa scelta ti porta ad essere inevitabilmente, io direi che è una di quelle avventure irripetibili.  Di Erasmus nella vita ne esiste uno solo. Quella vita li, si vive una volta…e sapete perchè?

Perchè  a rendere magico tutto non è alla fine la città, si, può incidere…ma a dare spettacolarità a quella avventura sono tutte le  meravigliose persone che arricchiscono la tua vita giorno dopo giorno, persone che prima erano perfetti sconosciuti e che, improvvisamente, per un qualsiasi motivo, diventano la tua piccola famiglia, sono quei legami a rendere grandioso il tutto,  legami così forti seppur  consapevolmente  consci che finiranno per quanto la promessa di riversi sia più forte di qualsiasi altra cosa.

L’ERASMUS è una parte di vita che non si cancellerà mai, è un ONE WAY, solo andata , con un ritorno di ricordi e di quel pezzo di te che non è più uguale a prima, con quel tassello in più che racconterai per anni e probabilmente anche ai tuoi figli.

 

Sono passati due anni dal mio erasmus e dopo, essere tornata in Italia ho vissuto quel che tutti chiamano Post-Eramus. Ridete?

No, ragazzi cretemi, esiste. Dunque, è chiaro, se parliamo di un erasmus fatto a cazzo di cane, come da alcuni individui, dove il loro massimo era mangiare alle 9 di sera e tornare a mezzanotte sforzandosi moltissimo…bè sicuramente avrei anche io nostalgia di tornare nella mia amata terra a rimangiare minestrine calde alle 6 di pomeriggio e nanna alle 9. Ma se erasmus significa approfittare ogni momento per fare qualsiasi cosa che non potrai fare più…e sfrecciare con una macchina a tutta velocità, bè poi dover tornare sulla una cinquecento sgangherata a 60 km all’ora….la differenza si nota. Un anno di stanby dove mi mancava la mia indipendenza, la mia fiesta, uscire e vedere la mia gente, la mia famiglia, l’abitudine dei soliti bar, di quelle facce che ormai erano diventata la mia normalità, la mia casa piena di gente a tutte le ore, la pasta delle 6 di mattina, mettersi la sveglia per andare all’università ma non andare, sapere tutti i cazzi di tutti, chi andava con chi…

Fu in quel momento, in quel mio post erasmus fatto di depressione, nostalgia, ricordi,  che pensai che a 25 anni….tutto ancora può succedere. Perchè fermarsi?

Per chi? Per cosa?   La stessa identica follia che mi fece fare la richiesta per partire per l’erasmus, seppur con mille dubbi, era la stessa follia che mi diceva, che io non avevo ancora finito di essere super carica per mettermi in viaggio, che vedermi per tutta la vita nella mia città, cazzo ancora era presto, che avevo voglia di poter raccontare qualcosa di nuovo e che insomma quella voglia di Spagna a me ancora non era passata come quando hai ancora quel buchino nello stomaco, quel piccolo spazio….per il dolce. Fu così….che a volte se ci credi davvero e si lotta qualcosa arriva sempre, la tenacia in certi casi vince su tutto.

ONE WAY è anche il mio tatuaggio fatto esattamente qualche mese fa…quando decisi di riprendere l’aereo per la spagna una seconda volta. Solo andata.

Un’altra avventura.

 

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