Il MOSTRO

 

 

 

E’ stato vivere con il terrore, passando giorni dove la tranquillità di stare a casa  cessa in un attimo, dove il battito cardiaco  inizia a prendere la rincorsa solo per un minimo spostamento d’aria. Casa diventa la prigione, il posto meno sicuro, il posto dove quel ricordo diventa incancellabile, dove quelle crepe sui muri sembrano squarciarti il cuore, dove c’ è quel soprammobile in meno, ora, che manca alla tua vista e alla tua quotidianità.

La casa è segnata da tutte le parti da quei solchi, da quelle crepe che non se ne vanno, che sono li a fissarti, a ricordarti di quanto la vita sia precaria, di quanto in un attimo la nostra casa possa sbriciolarsi come un biscotto nel latte, sotto i  nostri piedi, dove in un attimo capisci che di materiale non rimane nulla, alla fine.

 Che la vita è una fregata.

Quanti sacrifici per quella casa, quanti soldi, quanti ricordi, quante foto e quegli oggetti che sono i souvenir della nostra vita, di tutta una vita…Niente è per sempre, ma ci scordiamo di ricordarcelo.

Sono ancora qua con la mia casa e sembra un miracolo rispetto ai miei concittadini che ora si trovano a vivere in quella che non sarà mai la loro casa, ma comunque la loro salvezza. Siamo attaccati in un modo viscerale alle nostre cose ,come potremmo iniziare a vivere senza? Come si fa ad alzarsi la mattina, ma non nel tuo letto, non avere la tua cucina, il tuo divano, la tua tv, la tua camera, il tuo spazio, il tuo bagno. Come si fa? Non lo so. Forse semplicemente si ringrazia di essere vivi e si respira quell’aria LI’, un’aria che sa comunque di vita, di rinascita, forse si chiama Spirito di adattamento, di Sopravvivenza umana, dove ci si appiglia fino all’ultimo con tutte le forze che si ha, fino all’ultimo affannato respiro, per se stessi, per mio figlio, per mia moglie. Perchè il mio futuro c’è e in qualche modo devo trovargli una forma. Io devo ritrovarmi in questo cammino che non vedo più perchè ho perso la torcia.

La gente ha perso tutto: le proprie case, i propri negozi. Si è smarriti in un sentiero, si ha perso il senso della vita, si ha perso la voglia di svegliarsi per quel futuro che era li, nella mia città, nella mia azienda, nella mia casa. E’ la disperazione, è la fine. Non posso capire se non provare solamente e grossolanamente ad  immaginando ma non vivendolo  è un’altra cosa.

Mi sento fortunata e mi chiedo perchè? Perchè loro? Perchè gente innocente?, perchè la vita è un come un dado impazzito e può capitare di tutto? Perchè siamo così piccoli di fronte a questa NATURA ASSASSINA?

Si chiudono gli occhi e si sente ancora tremare il divano, la sedia, il pavimento , il  mio cuore trema e piange perchè non trova conforto, perchè si deve riniziare ma non so come, quando, chi? Chi ci aiuterà, quanto TEMPO ci vorrà? Il futuro sembra incerto, intimorito, sbiadito, insipido di quella minestra che non sa davvero di nulla perchè ha perso sapore.

Tommaso ha 6 anni, disegna e i suoi disegni sono solo scarabocchi, anche lui si chiede il perchè con quella rabbia che solo in quegli scarabocchi riesce ad esprimere. Sa che sarà in questi container e durerà ancora molto. Ha potuto prendere davvero poco di ciò che era nella sua casa, neanche la macchina di Cars, la sua preferita.

La sua scuola non c’è più, il bar sotto casa neanche. Chissà semmai tornerà e quando.

Sa che ha conosciuto tanti bambini li: Francesco, Sara, Alessio, Martina…e passa il tempo con poco, con quello che si ha, con quei nuovi giocattoli, con facce nuove, con gente che fino a ieri non sapeva chi fosse eppure oggi, a distanza di qualche mese, sembrano essere un pò la ragione di un accenno di un sorriso.

I GRANDI insieme fanno gruppo e a vicenda  si ripete che non sono soli, che fianco a fianco quel dolore sembra un masso più facile da portare, che questa quotidianità poco a poco sembra essere la nostra, perchè si ha bisogno di normalità.

Si prova a vivere, perchè è così che funziona e tra quelle risate dei bambini e qualche giornata organizzata a volte quel mostro, seppur per poco, sembra non essere nei loro pensieri, nelle loro ossa. Vedo Tommaso che a poco a poco in quei fogli ora disegna le nostre case container e si disegna in questo “pezzo di vita” con i suoi compagni. Si disegna con il sorriso.

 E’ la forza dei bambini, che aiuta anche noi.

Un pensiero su “Il MOSTRO

  1. Bisogna comunque andare avanti, e trovare quella forza anche se è difficile, e lo sconforto a volte avrà il sopravvento… bisognerà attingere alle riserve di coraggio. Ci vorrà tempo, tutti i miei amici e parenti delle zone terremotate me lo ripetono, il mio paese per fortuna ha avuto danni lievi, se paragonati ad altri, ma paura del futuro e insicurezza su come si potrà continuare sono nell’anima di tutti… in questi stati d’animo appare persino grottesco che i governanti si accapiglino per il referendum… i bambini hanno risorse illimitate, ma tocca agli adulti lottare per ricostruire… un abbraccio

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